In questo periodo dell’anno, si ricerca un aiuto per affrontare i cambiamenti a cui siamo sottoposti. Per molti la scelta è l’estratto di ginseng.
Chi meglio di questa radice dagli effetti adattogeni ci può aiutare?
Ci aiuta ad affrontare lo stress, dà vitalità, ha azione antifatica, mantiene le performance cognitive e in generale aiuta ad affrontare i cambiamenti.
Tuttavia per ricavare questi benefici, è bene che il ginseng sia di qualità. Scopriamo quindi come scegliere un estratto di qualità. Ecco le caratteristiche che lo rendono tale.

Come scegliere un Ginseng di qualità

LA SPECIE
Il termine Panax si riferisce ad un genere costituito da ben 11 piante differenti, caratterizzate da radici molto carnose. Tra queste le 3 piante più conosciute sono il ginseng coreano, il cui nome botanico è Panax ginseng Meyer, il ginseng americano, Panax Quinquefolius e infine il ginseng cinese, Panax notoginseng.
Queste 3 piante sono simili, tutte e tre presentano delle radici carnose, le quali vengono utilizzate per i loro benefici sul nostro organismo. I componenti principali presenti nella radice sono i ginsenosidi, ed è proprio il numero di questi che distingue le diverse specie. Il ginseng coreano è quello che ne contiene in quantitativi maggiori.
Pensate che il ginseng coreano può arrivare a contenere fino a 38 diversi tipi di ginsenosidi, mentre quello americano 19 e quello cinese 15.
Questo cosa comporta? Maggiore è il quantitativo di ginsenosidi, più completa sarà l’azione sull’organismo.

IL PROCESSO PRODUTTIVO
Una volta scelta una specie con elevata varietà di principi funzionali, la radice va poi lavorata in modo tale da preservarne la qualità.
Attenzione quindi anche al metodo di lavorazione, in cui si distinguono due fasi.

1. La raccolta
ginsengUn ginseng di qualità si ricava da radici mature, ovvero di almeno 5 anni di età, e la raccolta deve essere effettuata manualmente per evitare la rottura delle parti più fragili della radice, chiamate radichette.
È importante utilizzare la radice in tutta la sua interezza. Nella radice si possono distinguere 2 parti: la parte centrale, chiamata fittone e le parti esterne più fragili, le radichette. I ginsenosidi sono presenti sia nel fittone che nelle radichette, quindi utilizzare solo una parte della radice determinerebbe un quantitativo decisamente ridotto di ginsenosidi nel prodotto finale.

2. La lavorazione
Le radici, una volta raccolte, devono essere essiccate per favorirne la corretta conservazione. Infine vengono lavorate per ricavare il prodotto finito, che può essere sottoforma di estratto molle o di estratto secco. In entrambe le fasi è preferibile utilizzare temperature basse, questo conserva un maggior numero di ginsenosidi, essendo essi sensibili al calore. Per ottenere un estratto di qualità è bene effettuare queste procedure a basse temperature.

Ginseng bianco o rosso?

Si sente spesso parlare dei due tipi di ginseng ma in quanti ne conoscono la differenza?
I due differiscono nel processo di lavorazione. Il ginseng rosso viene lavorato a temperature più alte rispetto a quello bianco, soprattutto nella prima fase di essicazione, il che comporta variazione della colorazione della radice, che assume appunto una colorazione rossa.

Standard di produzione e premi: certezze di qualità

Quando si sceglie un ginseng di qualità è bene informarsi anche sull’azienda che lo produce. Un’azienda certificata ISO e GMP (buone pratiche di fabbricazione) significa che segue standard di qualità molto elevati, sono delle norme igieniche e di produzione standardizzate.

Naturando per il suo ginseng di qualità si affida ad un’azienda coreana, IL HWA, che lavora il ginseng direttamente nel suo luogo di origine ed è certificata ISO e GMP. Inoltre il ginseng IL HWA Sigillo Oro ha vinto vari premi internazionali e per 4 anni consecutivi (dal 2016 al 2019) ha ricevuto la Medaglia d’Oro assegnata da Monde Selection per la più alta qualità rispetto ad altri Ginseng.

A cura della Dr.ssa Laura Rubini

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