Come molti di voi sapranno, l’8 marzo 2021 è entrato in vigore il nuovo regolamento UE 468/2021, riguardante le specie botaniche contenenti derivati dell’idrossiantracene.
Qual è l’impatto di questo regolamento nel nostro settore? Che comunicazione sta arrivando ai consumatori? Cerchiamo di fare chiarezza.
Cosa sono i derivati dell’idrossiantracene
I derivati idrossiantracenici sono una classe di sostanze naturalmente presenti in diverse specie botaniche, accumunate dalla struttura base dell’antracene (3 anelli benzenici condensati con struttura lineare).
A seconda di come vengono completati questi anelli, si formano diverse molecole. Alcune tra le più diffuse sono aloina, emodina e aloe-emodina; ma vanno ricordarti anche i sennosidi. C’è poi un analogo strutturale di sintesi: il dantrone.
Le piante e gli alimenti che contengono queste sostanze esercitano tipicamente un’azione sulla motilità intestinale.
Le basi del Regolamento
- 2013: EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) conferma l’efficacia dei derivati dell’idrossiantracene nel migliorare la funzionalità intestinale, sconsigliandone il consumo prolungato a dosi elevate per i potenziali problemi, quali squilibrio elettrolitico, deterioramento della funzionalità intestinale e dipendenza da lassativi.
- 2017: in seguito a una richiesta di valutazione della sicurezza di tali derivati, EFSA analizza alcuni studi in cui queste sostanze si mostrano genotossiche e cancerogene. Conclude quindi che i derivati dell’idrossiantracene destano preoccupazioni per la sicurezza, anche se permangono incertezze. Inoltre non è in grado di fornire indicazioni su una dose giornaliera che non desti preoccupazioni per la salute umana.
Cosa dice il Regolamento
Sulla base delle valutazioni di EFSA, il 18 marzo 2021 viene emanato il Regolamento UE 468/2021 che:
- Vieta l’utilizzo con finalità fisiologiche di
- Aloe-emodina, emodina, dantrone e tutte le preparazioni in cui sono presenti tali sostanze;
- Preparazioni a base di foglie di specie di Aloe contenenti derivati dell’idrossiantracene.
La presenza di tali sostanze è considerata accettabile al di sotto di 1 ppm.
- Pone sotto monitoraggio per 4 anni le preparazioni contenenti derivati dell’idrossiantracene a base di:
- radice o rizoma di Rheum palmatum L., Rheum officinale Baillon e loro ibridi;
- foglie o frutti di Cassia senna L.;
- corteccia di Rhamnus frangula L. o Rhamnus purshiana DC
I punti critici del Regolamento
Questo Regolamento ha portato non poco fermento nel settore nutraceutico, sia per le ripercussioni economiche nel mondo degli integratori, sia per la presenza di diversi punti discutibili.
Vi lascio come riflessione alcune delle domande che stanno creando dibattito:
- Per quale motivo tali sostanze sono vietate solo negli integratori alimentari se considerate genotossiche e cancerogene (e non per esempio nei liquori)?
- Perché sono vietate solo se inserite nei prodotti per le loro finalità fisiologiche e non se inserite come aromatizzanti?
- Si è tenuta in considerazione l’azione dell’intero fitocomplesso della pianta o si è valutato solo l’effetto delle singole molecole come tali?
Implicazioni per gli integratori alimentari
Concentrandoci sulla prima parte del Regolamento, gli integratori maggiormente interessati sono quelli con azione sul transito intestinale a base di foglie di specie di Aloe.
I succhi di Aloe che utilizzano solo la parte interna della foglia (gel sine cute), normalmente consigliati per gli effetti benefici sul sistema digerente e per l’azione depurativa, non sono interessati dal Regolamento. Questo perchè i derivati dell’idrossiantracene sono contenuti principalmente nella buccia.
Tutti gli integratori a base di Aloe devono comunque garantire un contenuto di aloina (A+B), aloe-emodina, emodina e dantrone inferiore a 1ppm.
Quale messaggio sta passando ai consumatori
Purtroppo, come molto spesso accade, l’informazione che arriva ai consumatori finali è fuorviante. Il messaggio mediatico che sta passando è infatti che “l’Aloe è genotossica e cancerogena”.
In pochi articoli viene spiegato che le sostanze sotto accusa sono contenute nella buccia della foglia e dunque diversi prodotti possono continuare ad essere commercializzati in totale sicurezza.
Purtroppo si sta già assistendo a un rallentamento del mercato dell’Aloe, con conseguente riduzione di interesse anche da parte dei coltivatori stessi, che investono meno nelle coltivazioni di alta qualità, sicuramente più dispendiose in termini di energia e denaro.
Cosa possiamo fare
Le associazioni di categoria (FederSalus, Integratori Italia, FEI) si sono già adoperate per l’emanazione di comunicati stampa che chiariscono che ad essere sotto accusa non è la totalità degli integratori contenenti Aloe.
Sicuramente questi comunicati non possono raggiungere tutti i consumatori, ma sarà fondamentale il contributo di voi specialisti sul territorio per salvare una pianta che da anni ci accompagna nel nostro benessere e che sappiamo bene dare dei risultati importanti sulle persone.
Vi lascio come interessante approfondimento un’intervista al dottor Antonino Santoro, consigliere delegato di FederSalus e presidente di EHPM (Associazione europea dei produttori di prodotti salutistici), che potete leggere qui.
A cura della Dr.ssa Silvia Oberti
