Da sempre gli italiani sono amanti del caffè, che diventa per molti un rituale e un momento di convivialità. Ma i tempi cambiano, e anche il caffè, come i i cibi ultra-processati, sta passando di moda.
Il motivo di tale cambio di rotta è da ricercare nella presenza della caffeina, sostanza nota per la sua azione e, oggi giorno, anche per i suoi effetti indesiderati. Le analisi di mercato mostrano infatti che è in crescita il consumo di caffè decaffeinato, 84% in più rispetto al 2020, così come quello di prodotti alternativi, come il caffè al ginseng o di cicoria o d’orzo[1].
E questo cosa c’entra con gli integratori alimentari, vi starete chiedendo. In realtà le “mode” in ambito food hanno un forte impatto sugli integratori. Sono sempre di più, infatti, i consumatori che storcono il naso quando leggono che un integratore contiene caffeina o un estratto vegetale titolato in caffeina.
Indaghiamone insieme il motivo e scopriamo delle alternative naturalmente prive di caffeina.
Caffeina, l’eccitante per eccellenza
Partiamo dalla base, la caffeina è un alcaloide naturale, con azione psicoattiva, dall’effetto stimolante. Negli anni si è guadagnato l’appellativo di maggiore sostanza psicoattiva consumata a livello globale[2].
La caffeina fu isolata inizialmente solo nei semi del caffè, in cui agisce con azione insetticida per la pianta, successivamente anche nelle foglie, semi e frutti di altre piante, tra cui Guaranà, Tè, Cola e Yerba mate.
La caffeina, interagendo con specifici recettori, influenza sia il sistema nervoso che quello cardiovascolare, conseguenza di una modulazione dei livelli di adrenalina e noradrenalina[3].
Le sue funzioni
Il suo meccanismo d’azione ha reso la caffeina protagonista di diversi studi clinici, veicolati principalmente in due ambiti:
- SUPPORTO ENERGETICO: La caffeina ha mostrato aumentare le performance fisiche, ridurre la fatica, ridurre la fatica mentale e migliorare la concentrazione. [4]
- STIMOLANTE DEL METABOLISMO: Uno studio ha osservato come la caffeina stimola il dispendio energetico, seppur in modo maggiore nelle donne magre rispetto a quelle obese[5].
Non negli integratori, grazie!
Se in passato la caffeina o le piante che la contengono, erano altamente richieste negli integratori alimentari, oggi non è più così. Perché il consumatore pensa prima agli effetti indesiderati che essa può determinare rispetto alle sue proprietà. La caffeina, infatti, può causare insonnia e alterazione cardiaca, oltre ad un aumento pressorio e problemi cardiaci generali. Non solo, non è indicata in caso di esofagite e reflusso gastrico, in quanto aumenta il potere lesivo dei succhi gastrici e rilassa lo sfintere esofageo.
Non da ultimo diverse evidenze hanno descritto una sindrome lieve da astinenza.
Considerato che gli integratori alimentari hanno l’obbiettivo di supportare il benessere dell’organismo, è legittima la scelta di molti consumatori di voler evitare tale sostanza negli stessi, seppure ovviamente il suo apporto negli integratori è limitato ad un dosaggio di 200mg, dose considerata totalmente sicura dal Ministero della Salute[6].
Altre sostanze naturali altrettanto efficaci
Esistono delle alternative naturali in grado di sostituire sia la caffeina, che le piante che la contengono, così da rispondere ai bisogni dei consumatori, in assenza dei “fastidi” che la caffeina può determinare.
Per supportare il metabolismo energico ad esempio si possono utilizzare le vitamine del gruppo B, come la vitamina B1 o B3. Ancora ci sono piante, come la Schisandra, con un’interessante azione tonica adattogena, altrettanto valido anche il fungo Cordypes, che esplica un’azione tonica e di sostegno metabolico. Si tratta di un fungo noto nella medicina tradizionale cinese ma da tempo studiato e utilizzato con sicurezza anche in Europa. Infine il succo di Noni è utile per ridurre stanchezza fisica e mentale.
Analogamente in ambito controllo del peso è possibile trovare delle alternative alla caffeina. Non possiamo non menzionare il Peperoncino, Capsicum annum L., validissimo stimolante del metabolismo. Se in passato veniva poco utilizzato a causa della sua caratteristica piccantezza, oggi l’innovazione tecnologica consente di ricoprire il peperoncino con un rivestimento che libera il peperoncino direttamente nell’intestino, così da evitare fastidi allo stomaco.
A cura della Dr.ssa Laura Rubini
