Cosa sono i derivati dell’idrossiantracene

Gli Idrossiantraceni costituiscono una categoria di sostanze chimiche con una struttura eterogenea e diversa. Essi sono naturalmente presenti in diverse specie botaniche e ampiamente utilizzati negli integratori alimentari per migliorare le funzionalità intestinali.

 

Uno sguardo al passato

Negli ultimi anni, dal 2013 ad oggi, i derivati dell’idrossiantracene sono stati oggetto di importanti discussioni, in ragione di potenziali problemi di sicurezza.

L’EFSA[1] pubblica inizialmente un parere scientifico in cui sconsiglia l’uso prolungato dei derivati dell’idrossiantracene negli alimenti a dosi elevate a causa di potenziali problemi per la sicurezza, quali dipendenza dai lassativi e deterioramento della funzionalità intestinale.

Successivamente, la Commissione europea ha chiesto all’EFSA di valutare gli HAD provenienti da qualsiasi fonte e fornire un parere sulla dose di assunzione giornaliera priva di effetti nocivi sulla salute. Questo poiché le piante contenenti derivati dell’idrossiantracene sono numerose e appartengono a famiglie e generi botanici diversi, oltre ad essere ampiamente utilizzate negli integratori alimentari.

Tuttavia, sulla base dei dati disponibili, non è stato possibile stabilire un limite di sicurezza giornaliero.

 

Tra le specie botaniche messe in discussione e valutate per tale rischio, troviamo:

  • Aloe (Aloe barbadensis Miller.)
  • Senna (Cassia angustifolia M. Vahl)
  • Frangola (Rhamnus frangula L.)
  • Cascara (Frangula purshiana DC.)
  • Rabarbaro (Rheum officinale Baillon e/o Rheum palmatum L.)

 

Gli ultimi pareri scientifici di EFSA riconoscono la genotossicità [2]dei derivati dell’idrossiantracene concludendo che gli idrossiantraceni, l’emodina, l’aloe-emodina e la sostanza strutturalmente analoga, il dantrone, si sono dimostrati genotossici in vitro[3].

 

Divieto delle preparazioni a base di foglie di specie di Aloe contenenti HAD, ma permangono ancora molte incertezze

Nel 2021 è stato pubblicato il Reg. 468/2021/UE che vieta l’utilizzo delle preparazioni a base di foglie di specie di Aloe contenenti HAD, riconoscendo la genotossicità degli estratti di Aloe, nello specifico delle singole molecole (aloe-emodina, emodina, dantrone) e non il fitocomplesso[4].

Queste molecole sono però presenti anche negli altri estratti botanici.

Pertanto, la Commissione ha precisato che, tali sostanze dovevano essere vietate.

 

Sotto monitoraggio gli altri generi botanici contenenti HAD

Rabarbaro (Rheum), Senna (Cassia senna), Frangola e Cascara (Rhamnus), sono state inserite nella parte C dell’allegato III del regolamento in questione e poste sotto sorveglianza, con previsione di riesame del relativo status alla luce della presentazione di ulteriori dati scientifici sulla relativa sicurezza (o meno).

La consultazione conclusiva prevista per il 9 novembre 2024 è stata rimandata e, pertanto, la loro sicurezza rimane ancora in fase di valutazione.

Tuttavia, fino a dichiarazioni contrarie, rimangono estratti botanici autorizzati nella formulazione di integratori alimentari.

 

La Corte di Giustizia Europea annulla il Reg. 468/2021/UE

La Corte Giustizia europea ha accolto il ricorso di numerose aziende del settore, annullando con una sentenza emessa il 13 novembre 2024, il regolamento (UE) 2021/468.

La Corte ha sottolineato che, l’assenza di dati scientifici a supporto della pericolosità di tali sostanze non può giustificarne un divieto assoluto.

Tuttavia, continuano a rimanere sotto monitoraggio le altre specie botaniche.

 

Decade l’annullamento del Reg. 468/2021/UE

A gennaio 2025, la Commissione Europea ha presentato ricorso contro tutte le sentenze del Tribunale della Corte di giustizia UE.

A seguito di ciò, decade l’annullamento del regolamento (UE) 2012/468. Le voci relative agli idrossiantraceni, elencate nelle Parti A e C dell’Allegato III del Regolamento 1925/2006 rimangono in vigore.

 

A cura della Dott.ssa Angela Ariganello

 

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[1] EFSA: Autorità europea per la sicurezza alimentare che fornisce consulenze scientifiche indipendenti sui rischi connessi all’alimentazione

[2] Genotossicità: Capacità di una sostanza di danneggiare il DNA delle cellule. (EFSA)

[3] In vitro: locuzione latina (propr. «nel vetro») – Espressione usata nel linguaggio scientifico con riferimento a processi biologici che si fanno avvenire in laboratorio, dentro una provetta o in altro recipiente di vetro e, comunque, al di fuori dell’organismo vivente. Da Enciclopedia Treccani online

[4] Fitocomplesso: “Insieme dei componenti chimici di una pianta, risultante dalla naturale combinazione del principio attivo con altre sostanze, terapeuticamente inattive o con attività di natura diversa, ma che globalmente conferiscono alla pianta le specifiche proprietà terapeutiche per cui viene utilizzata. I principi attivi presi singolarmente, infatti, possono rivelarsi meno efficaci o con effetti diversi da quelli della pianta nel suo complesso”. Da Enciclopedia Treccani online