Quante volte avete preso in mano un integratore alimentare e leggendo l’astuccio avete trovato la parola “microincapsulato” relativo ad un ingrediente della formulazione?
Se anche voi siete tra chi leggendo questa parola ha fatto un’espressione dubbiosa, cercando di capirne il significato, sicuramente troverete molto utile questo articolo in cui cerchiamo di spiegare cosa è la microincapsulazione e perché viene utilizzata negli integratori alimentari.
Il micro mondo della microcapsula
Stiamo parlando di una tecnica che permette di ottenere le cosiddette microcapsule (o microsfere), ovvero delle minuscole particelle.
Solitamente questa tecnologia viene utilizzata al fine di “intrappolare” una sostanza d’interesse, come ad esempio un estratto secco, definita “core” della microcapsula, all’interno di una matrice di rivestimento che viene definita “shell” (shell in inglese significa conchiglia, rende l’idea?).

Le sostanze che possono essere utilizzate per formare il rivestimento (shell) sono molteplici: gomme naturali (es. gomma arabica, alginati), carboidrati (es. maltodestrine, amido), proteine (gelatina, albumina, grano, mais), polietilene, glicole, cellulosa, etilcellulosa e polimeri reticolati.
Ci sono anche delle alternative naturali, come ad esempio il fieno greco.
Ovviamente la scelta migliore deve essere fatta in funzione delle caratteristiche della materia prima da incapsulare e della sua affinità con l’agente di rivestimento. Ma non solo, la scelta del materiale incapsulante può essere fatta anche in base alla destinazione d’uso: ad esempio si possono scegliere polimeri acido resistenti, se si vuole proteggere una specifica sostanza dall’acidità gastrica.
Diverse strade per un obbiettivo unico: la strada maestra
L’incapsulazione può essere attuata con metodi differenti.
La più diffusa è lo Spray drying, una delle prime tecniche ideate e ancora la più utilizzata.
Vediamo in cosa consiste:
- “core” e “shell” vengono disciolti in un opportuno solvente e miscelati fino ad omogeneità.
- La miscela che si ottiene viene essiccata per allontanare il solvente residuo.
- Successivamente attraverso una fase di atomizzazione la miscela essiccata viene spruzzata attraverso un ugello dal quale fuoriesce sottoforma di palline.
Ed ecco ottenute le nostre microcapsule!
Tra gli altri possibili metodi abbiamo l’estrusione, l’emulsificazione, lo spray-cooling, il rivestimento a letto fluido e la coacervazione.
Campi di applicazione
Se vi state chiedendo a cosa può essere utile avere un ingrediente microincapsulato all’interno di una formulazione, sarete sicuramente sopresi di scoprire che gli utilizzi in ambito nutraceutico sono veramente molteplici. Scopriamoli insieme!
- Aumentare la stabilità del componente
- Proteggere il componente dall’acidità gastrica
- Taste masking: tale rivestimento può essere utile per coprire il sapore o il gusto di una sostanza poco piacevole. Un esempio è il peperoncino, per cui il rivestimento permette di mascherare facilmente la piccantezza e riuscire a sfruttare le sue importanti attività, senza fastidi gastrointestinali.
- Rilascio prolungato del composto funzionale: se si sta cercando di avere un tempo d’azione più lungo di un particolare componente funzionale, questa tecnica di rivestimento può essere la strategia vincente.
Un esempio in questo caso è il Luppolo M.A.T.R.I.S®. Si tratta di un estratto di luppolo microincapsulato, in cui il luppolo viene rilasciato per 8 ore consecutive dall’assunzione. Ovvero, per tutta la notte.
Insomma, capite bene che avere ingredienti microincapsulati può essere considerato un vero PLUS per gli integratori alimentari.
A cura della Dott.ssa Chiara Facchinetti
