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Troppo GLUCOSIO nel SANGUE? RISCHI e BUONE REGOLE

19/07/2013

Troppo glucosio accelera il declino delle funzioni cognitive
Troppo glucosio accelera il declino delle funzioni cognitive
È più che evidente che l’abitudine, sviluppata negli ultimi decenni, ad assumere zuccheri in eccesso (insieme a sale e grassi) può portare a notevoli danni.
Se poi, ad un’alimentazione sbagliata, aggiungiamo la sedentarietà è facile arrivare a due terzi della popolazione obesa o in sovrappeso e 3 milioni e mezzo di italiani malati di diabete.

Rischi anche per il cervello

Molti problemi nascono dai nostri errori a tavola. Per esempio diminuire lo zucchero non salva solo la linea, ma protegge anche arterie, ossa e cervello. Infatti, tra gli effetti dell’iperglicemia c’è anche la riduzione del nutrimento destinato al cervello.
  • A questo proposito numerosi studi mostrano che le persone con diabete di tipo 2 hanno un’incidenza circa doppia di Alzheimer. Una ricerca del Karolinska Institute svedese ha scoperto che anche le persone con diabete border line, cioè chi ha alti livelli di zucchero nel sangue, hanno un rischio maggiore del 70% di sviluppare l’Alzheimer. Evidentemente, nelle persone con glicemia alta aumenta il rischio di demenza. L’ipotesi è che la causa primaria sia l’inadeguata circolazione cerebrale indotta dal diabete.
  • Anche gli scienziati della Brown Medical School (Stati Uniti) hanno definito l’Alzheimer come diabete di tipo 3. Una ricerca, pubblicata sulla rivista Neurology, che ha coinvolto 249 persone dall’età media di 62 anni, ha evidenziato che un elevato livello di glucosio nel sangue o patologie come il diabete di tipo 2 possono accelerare il processo di declino delle funzioni cognitive.
 

La pelle invecchia più rapidamente

Alti livelli di zucchero nel sangue, come dimostrato da uno studio della Leiden University (Olanda), hanno un effetto anche sulla pelle e sull’immagine del volto che pare risentire maggiormente del passare degli anni. La ragione risiederebbe nel fatto che gli zuccheri tendono ad attaccarsi al collagene, proteina che favorisce l’elasticità della pelle compromettendone la funzione.
 

Maggiore acidosi nell’organismo

Lo zucchero è una delle sostanze che è in grado di interferire con il pH del sangue, abbassandolo e dando origine a quella che viene definita acidosi. Le ultime ricerche mediche collocano proprio in questa condizione l’origine di moltissime malattie, tumori compresi. La troppa insulina in circolo causa continue infiammazioni.
 

Il fegato ne risente sempre di più

L’eccesso di zucchero, anche se arriva a condizionare lentamente ogni organo del nostro corpo, colpisce in particolare il fegato che si affatica sempre di più. Questo affaticamento si traduce poi in un malessere generale e in un rallentamento delle funzioni di altri apparati, in un accumulo di peso e una compromissione del sistema immunitario.
 

Danneggia le arterie e contribuisce all’ipertensione

Una dieta con un eccesso di zuccheri concorre alla formazione di placche aterosclerotiche sulle arterie e aumenta gli accumuli adiposi.
Lo zucchero poi, come dimostrato da uno studio condotto dai ricercatori inglesi dell’Imperial College di Londra e pubblicato su Hypertension, contribuisce anche a elevare la pressione causando ipertensione.
  • Occorre cercare di ridurre la nostra assuefazione al dolce e soprattutto provare a fare in modo che la fonte di energia non sia lo zucchero bianco o i suoi “sostituti” a rapido assorbimento, ma frutta, verdura e cereali grezzi.
 
5 regole base per ridurre la quantità di zucchero derivata dall’alimentazione:
  • Scegliere prodotti non raffinati. Sia nel caso di zucchero, pasta o riso è meglio privilegiare le versioni integrali.
  • Evitare le bevande dolcificate tipo cola e aranciata, tè in lattina o confezionati vari.
  • Assumendo fonti di zucchero meglio associare alimenti proteici o con una percentuale di grassi che aiutano a rallentare l’ingresso dello zucchero nel sangue. Evitare quindi i pasti con solo carboidrati.
  • Ridurre gradualmente la quantità di zucchero utilizzata.
  • Scegliere cibi con indice glicemico basso o medio.
 

Gli zuccheri da evitare e quelli da preferire

Gli zuccheri sono chiamati anche carboidrati o glucidi e si dividono in 2 categorie:
  • semplici come il saccarosio o il fruttosio
  • complessi come gli amidi
Gli zuccheri semplici sono quelli che dobbiamo cercare di evitare. Sappiamo che una molecola di fruttosio e una di glucosio formano il saccarosio (zucchero da cucina). Il saccarosio è in grado di innalzare velocemente la glicemia. Un altro zucchero semplice è il lattosio contenuto nel latte. Dobbiamo evitare di consumarne in eccesso.

Gli zuccheri complessi invece non sono subito disponibili perché devono essere scomposti. Non innalzando subito la glicemia li rende preferibili.
I principali carboidrati complessi sono:
AMIDI - Sono presenti nei cereali come frumento, pasta, riso, mais e legumi.
FIBRE - Regolano l’assorbimento dei nutrienti (anche degli zuccheri) e si trovano nella
              frutta e negli alimenti integrali.
 

Utile da ricordare

  • Il pane integrale rallenta il picco glicemico che può generare la marmellata.
  • Gli zuccheri della frutta possono essere assimilati più lentamente se associati a formaggio o yogurt.
  • Un filo d’olio rallenta l’assimilazione degli zuccheri di pasta e verdure.
 

La natura aiuta

Occorre ricordare che in natura vi sono piante che, pur non facendo parte della nostra alimentazione, possono aiutare l’organismo a favorire il metabolismo dei carboidrati e a contribuire al mantenimento di livelli normali di glucosio nel sangue.
In p articolare Gymnema, Cannella, Gelso e Patata americana risultano utili per favorire il metabolismo dei carboidrati e il Cromo contribuisce al mantenimento di livelli normali di glucosio nel sangue.




Bibliografia:

David Servan-Schreiber - Un nuovo modo di vivere anti-cancro – Ed. Sperling & Kupfer.

Flegal KM, et al. Excess deaths associated with underweight, overweight, and obesity. J Am Med Assoc 2005.

Romero-Corral A, et al. Association of bodyweight with total mortality and with cardiovascular events in coronary artery disease: a systematic review of cohort studies. Lancet 2006.

Adams KF, et al. Overweight, obesity, and mortality in a large prospective cohort of persons 50 to 71 years old. N Engl J Med 2006.

Haslam DW, James WP. Obesity. Lancet 2005.

Michael F. Roizen, Mehmet C. Oz – Il corpo è tuo – Mondadori 2005.

Roy Martina, Roberto Re – Energy – Sperling & Kupfner.

Foster Helen - IG. La dieta dell’indice glicemico – Corbaccio 2007.

Jenkins DJ et al. Metabolic effects of a low-glycemicindex diet. Am J Clin Nutr 1987; 46: 968-975.

Bouché C et al. Five-Week, Low-Glycemic Index Diet Decreases Total Fat Mass and Improves Plasma Lipid Profi le in Moderately Overweight Nondiabetic Men. Diabetes Care 2002; 25: 822-828.

Klaus Oberbeil – Il dolce veleno. Perché lo zucchero fa male e come farne a meno – Tecniche Nuove.

 

Queste informazioni offerte dal sito internet Naturando hanno carattere puramente divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il consiglio del medico. I curatori di queste informazioni non si assumono alcuna responsabilità per eventuali conseguenze derivanti da un uso diverso da quello puramente divulgativo. Leggere le avvertenze prima di assumere il prodotto.






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